Laura Corsini – Non si dispensano tartase

LauraCorsini_04Non si dispensano tartase è un romanzo che incuriosisce subito, per il titolo molto stuzzicante e poi per il modo in cui viene gestito il plot. Un mattino Guido si sveglia e si sente privo di stimoli. Dopo l’incipit che fornisce elementi chiave sulla vita di Guido, inizia un lungo flashback che ci porta a conoscere il protagonista in modo dettagliato scatenando nel lettore un’immediata empatia.
Laura Corsini crea un personaggio maschile dispiegando ottime capacità psicologiche e dunque conferendogli uno spessore congruente di cui uno dei momenti più felici coincide con la descrizione del colpo di fulmine di Guido da bambino. Sono rari gli adulti, a mio parere, che riescono a ricordare o che vogliono ricordare, la complessità del mondo dell’infanzia, la sua completezza sotto molti punti di vista, anche sentimentale.
Altra caratteristica della Corsini è una grande forza descrittiva che non lascia nulla al caso. I turbamenti interiori come gli scenari e le figure di secondo piano appaiono vividi, ben definiti e senza sbavature. Non si dispensano tartase è un’analisi meticolosa di Guido e di cosa l’ha condotto all’indifferenza, analizzando ogni aspetto del suo percorso fisico e umano, il contesto sociale e familiare in cui è nato, con l’intento di spiegare perché… perché una mattina si è accorto che il mondo gli era indifferente.

Il libro è pervaso da una grande forza evocativa, Laura è dentro il personaggio motore della storia, LauraCorsini_05e seguendolo scopriamo il suo mondo. Come nasce Guido, c’è un modello di riferimento a cui ti sei ispirata o un individuo reale che te lo ha suggerito in qualche modo?
In Guido ci sono tanti uomini tutti insieme. I vari episodi, quasi tutti, possiedono spunti da avvenimenti reali che mi sono stati raccontati, che ho visto o a cui ho preso parte. Volevo costruire un uomo che fosse il più verosimile possibile, anche se dietro di lui, qua e là, mi nascondo anch’io. Uno scrittore deve essere capace di cimentarsi anche in argomenti e situazioni che vanno al di là dell’autobiografismo, vestire i panni di personaggi che non gli assomigliano. Anzi, al contrario, prima o poi finirà, il suddetto scrittore, a essere lui ad assomigliare al suo protagonista, a muoversi, pensare, vestirsi come lui.

Molto forte è il ruolo della madre di Guido, il suo considerare peccaminoso il processo esplorativo che porta Guido alle prime frammentarie scoperte di sé. Una donna all’antica, la definisci. Pensi che questo modello di madre sia ancora valido al giorno d’oggi?
LauraCorsini_03Oggi è ancora peggio che in passato. Le madri sono più subdole nella loro capacità di influenzare e giudicare. Noi sapevamo perfettamente a quale corrente di idee la generazione che ci aveva preceduto aderisse, potevamo combattere quei principi, fare rivoluzioni nonviolente per superare il medioevo del pensiero. Ora vi è più ipocrisia, quelli più maturi si dichiarano, nei confronti dei giovani, aperti e moderni e poi, quando si tratta dei propri figli, costruiscono una gabbia dorata attorno alle loro delicate membra e ve li tengono racchiusi a tempo indeterminato. Palma è, comunque, a sua volta una donna che ha sofferto e che ha visto infrangersi troppo presto il suo sogno d’amore. Anche lei esiste veramente, è un mosaico di donne che appartengono alla mia infanzia.

Tralasciando la madre Palma e la sorella Thea, le donne di Guido prima di Medea incarnano un campionario molto vasto. Da Laura a Marta, alla cicciona in tuta da ginnastica color fucsia, a Claudia, all’amore con la A maiuscola per Lucia, a Sonia, poco più di un passatempo, fino alla passione per Marcella. Un’escalation che non manca di momenti ironici, di poesia e anche di un pizzico di goffaggine. Ciascuna è protagonista anche di una fase psicologica del protagonista. Come si relaziona l’evoluzione sentimentale di Guido con questo variegato universo femminile?
LauraCorsini_07Guido sperimenta le più svariate tipologie di relazioni, incontra però solo donne che non lo capiscono. Anche Sonia, l’amante dell’ufficio, non comprende che in quel momento Guido non riesce a darle di più di una relazione superficiale e si avventura in richieste che egli non può che rifiutare. Laura vuole sempre vincere, Gioia si mortifica e sparisce nel momento in cui l’uomo si sente più fragile e fallito, incapace di dimostrare la sua virilità. E non parliamo della cicciona in tuta da ginnastica, di Marta e di Claudia. Insomma tante donne diverse, ma con un punto in comune. Non riescono a comprendere l’uomo e le sue dinamiche e per questo lo fanno inesorabilmente fuggire.

Un altro aspetto funzionale all’evoluzione di Guido è il suo rapporto con il figlio Giulio. Mi ha molto colpito il modo in cui Guido cerca di bilanciare lo sforzo richiesto a Lucia dalla gravidanza. Lei…
…regalava al piccino la sua bellezza, la sua salute e anche il suo appetito, visto che nei primi mesi il corpicino che cresceva nel suo le provocò forti nausee. Io invece, cosa ci mettevo io, cosa investivo in cambio di tutto l’amore che avrei ricevuto? Fu così che mi impegnai e mi misi a costruire un cavallo di legno tutto realizzato a mano, con sega e martello. Ci impiegai quasi tutto il periodo della gravidanza.
Il padre è generalmente il grande escluso nel periodo della gravidanza. Può provare a intrufolarsi fra la mamma e il LauraCorsini_01bambino, ma non ci riuscirà mai davvero. Una volta, quando nasceva un bimbo, il padre, per dare il proprio attivo contributo, piantava un albero. Guido non ha alberi da piantare, ci prova col legno e coi chiodi ad assemblare qualcosa che sancisca la nascita di suo figlio. Ma anche in questo caso viene bloccato, qualcuno gli impedisce di realizzare quel piccolo sogno in nome di norme sulla sicurezza improvvisate e frettolose. Quel cavallo di legno, come il burattino che egli usa per comunicare con Medea, è un simbolo, rappresenta Guido stesso, balocco nelle mani degli altri che ha, infine, bisogno di diventare di legno per tornare ad essere in carne e ossa. Inoltre egli afferma di non aver mai veduto se stesso nelle vesti di un padre. Questa sensazione mi appartiene totalmente: quando mia figlia Anna è nata l’ho guardata come se fosse un’estranea, non riuscivo a riconoscere nulla di noto nelle sue fattezze e a fare amicizia, lo confesso, ci ho messo un po’.

Su quali elementi ti sei basata per cogliere il senso di meraviglia che anima Guido, un uomo, davanti al miracolo della vita che cresce in sua moglie?
Il senso di meraviglia e di impotenza prende l’uomo quanto la donna. Forse l’uomo, per la distanza naturale col feto, vive l’evento con più timore ma il fatto di avere un figlio è una cosa talmente grande che l’essere umano deve solo fermarsi e guardare. Aspettare.

LauraCorsini_09Il rapporto tra Giulio e suo padre è aridissimo, Giulio stesso, pur essendo un tipo che piace, è egoista, amante del lusso e della comodità. È questo il modello dell’adolescente di oggi in generale, dell’adolescente che vive in una famiglia dissestata o è un modello a se stante funzionale alla storia?
Guido ama incondizionatamente suo figlio. Quando lo vede allontanarsi riflette e trova incredibile il fatto che sua nonna non lo adori. Giulio, come gran parte dei giovani, disprezza un padre che ha commesso molti errori con cui suo malgrado ha dovuto fare i conti. Da giovani (senza generalizzare) si tende a essere più rigidi proprio perché più “puri”. I grandi errori della vita sono ancora troppo lontani e quindi il senso di pietà è, per forza di cose, limitato. Giulio è un tipo pragmatico, forse fin troppo concreto tanto da apparire glaciale; non rappresenta nessuno in particolare, volevo solo costruire un personaggio che fosse l’esatto opposto di Guido.

Dice Guido di se stesso:
Ecco allora che sono un uomo innamorato, prima di tutto, dell’amore e di quello che può provocare nell’anima di una persona.
Come collochi questo idealismo all’interno della vita di un uomo dei nostri tempi, quali scelte può indurlo a perseguire ai tempi di oggi?
A volte le persone, oggi, idealizzano il partner, sono più innamorate dell’amore che di una persona reale. Questo porta delusioni a non finire. Anche io ho sempre fatto questo sbaglio, ma, purtroppo, tendo a idealizzare le persone in generale. Sono un’entusiasta, in fondo abbiamo bisogno di crederci e di sperare.

Passiamo ora al rapporto spinoso tra la signora Palma, la sorella di Guido Thea e Guido stesso. Dice Guido che…
Devo ammetterlo, Thea non aveva difetti e in una situazione diversa le avrei voluto un gran bene, se solo mia madre non me la avesse fatta odiare con tutto quell’esaltarla davanti ai miei occhi.
Una situazione tipica all’interno di una famiglia, una situazione che può essere alla base dei problemi irrisolti di Guido?
Sicuramente Guido è circondato da donne che non lo vogliono anche nella sua famiglia. Thea fa parte di quelle LauraCorsini_08persone asettiche che formano famiglie asettiche, piene di regole e di triste perfezione. Sposa un angiologo e sua madre è contenta perché soffre di vene varicose. E le due figlie non hanno neanche un nome, tanto sono scialbe e poco interessanti. La rivincita degli imperfetti? Forse sì. La madre ama Thea non solo perché è femmina ma perché è a sua esatta immagine e somiglianza.

Gli scritti di Bukowski, la filosofia di Pirandello… come mai questi nomi all’interno di Non si dispensano tartase?
Rivelano la mia onnivora voracità, la mia fame mai placata di libri. Amo molto leggere e di tutto. Avrei potuto citare Omero o Ariosto o Raymond Carver. Più avanti, nel libro, si trova un brano poetico di Keats. Non ho preferenze di stile anche se devo dire che, ultimamente, Bukowski ha un po’ troppi imitatori che me lo hanno fatto venire a noia, perciò, al momento, uno a zero per Gigi (Pirandello).

Curiosità, delusione, dolcezza, la gioia, una girandola di sentimenti legati ai messaggi di Medea. L’imprevedibilità, il senso della scoperta. Solo con questi ingredienti si può uscire dalla depressione?
Dalla depressione si esce provando sentimenti, di qualsiasi genere essi siano, a parte la disperazione. Certo che la curiosità è una gran bella molla perché spinge il naso oltre la soglia ed è un primo passo per emergere dal marasma in cui ci si sente sprofondare. Quella di Guido non è proprio depressione. Non sperimenta manie di persecuzione o sfoghi omicidi. È più una sorta di apatia, di tedio, nausea esistenziale. Comunque avere qualcuno accanto è importante per riprendersi da una brutta caduta, da soli si fa fatica.
Nessun uomo, vedendola così sottile e bianca, con scarpe tanto logore ai piedi, dalla suola piatta, sformate a tal punto che il mignolo aveva prepotentemente imposto la propria sagoma all’estremità di ciascuna tomaia, nessun uomo, incontrando il suo sorriso ingenuo, la sua chioma da folletto sarebbe stato colpito da passione amorosa.

L’amore per una donna imperfetta, che richiama un po’ l’Italia del Non ti muovere della Mazzantini. Ancora una volta una donna scrittrice parla di una possibilità simile in un tempo in cui le veline la fanno da padrone nell’immaginario collettivo. Quanto è plausibile un simile scenario?
Guido, come tanti uomini, è passato attraverso la fase delle veline e delle donne al silicone, ma è transitato oltre. Medea è il riscatto dell’ordinarietà (nell’aspetto) e della timidezza sulla voglia di apparire e la spavalderia sfacciata; a me è capitato di incontrare persone che, dopo un po’ di tempo, mi hanno svelato che, vedendomi, non mi avrebbero dato una lira e che poi conoscendomi… insomma è un po’ la speranza che gli uomini rinsaviscano e sappiano andare oltre ai bei faccini trovando la bellezza nascosta nelle pieghe, quella che non va in televisione ma che è, forse, più preziosa. Medea non è brutta, ha una bellezza di cui ci si accorge solo al secondo sguardo. Amore a seconda vista che, forse, dura di più.
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Come è nato il romanzo, qual è stata la sua genesi, quanto tempo ti ha richiesto la sua stesura?
Il romanzo è nato dalle lunghe chiacchierate con un amico. Ho pensato che, per una volta, scandagliare l’animo di un maschio e non trovarvi solo cose da biasimare fosse un dovere per una donna come me. Da bambina sembravo un maschietto e, quando ho saputo che non lo ero, ho provato una grande delusione. Oggi, dopo tanto tempo e tante burrasche, sono felice di appartenere al sesso femminile ma credo che le donne dovrebbero tentar di capire un po’ di più gli uomini. Si eviterebbero tanti conflitti. Io ci ho provato. Guido è un antieroe, non è un buono né un vincente. In un altro libro dal titolo Tutti gli incontri possibili il mio personaggio distingue il mondo in buoni e cattivi ritrovandosi a far parte delle schiere dei secondi. Anche Guido è un “cattivo” ma un cattivo simpatico che riesce a compiere un grande e coraggioso riscatto.

Non chiedo il significato del titolo, ma l’odissea editoriale del manoscritto di Medea ha una qualche connessione con la tua vicenda editoriale?
In parte sì, chiunque abbia scritto un libro e provato a pubblicarlo sa cosa intendo dire. Non voglio qui riportare cose che molti prima di me hanno detto sul disastro dell’editoria (e della scrittura) in Italia. Anch’io, come Medea, ho vissuto un tempo in cui avrei volentieri tenuto i miei libri nel cassetto per non abbandonare quel senso di sospensione e indefinitezza sulla loro sorte lasciando spazio alla delusione. Anche il titolo ha a che fare con il mondo variegato e rutilante della parola scritta. Ecco, ora qualcosa del piccolo mistero l’ho detto. Per concludere vorrei svelare i due sogni che da tempo coltivo nel piccolo orto del mio cuore: vedere la copertina gialla tra le mani di un lettore che viaggia in treno e trovare un regista che ne tragga un film. Ma forse è meglio realizzarli con calma, questi sogni, o dopo non avrò più nulla da sognare.

Grazie Cristina, sei una persona generosa e intelligente, le qualità che più apprezzo, oltre alla sincerità.

 

seiPollici_06

Titolo: Non si dispensano tartase
Autore: Laura Corsini
Editrore: Edizioni6pollici
Formato cartaceo: brossura copertina con alette, 12×18
Pagine: 190
Prezzo Cartaceo: 14.00
Prezzo ebook: 7.00

Quarta di copertina
Tra le innumerevoli possibilità che offre il risveglio del mattino, a me è capitata quella più incredibile: tutto era al proprio posto come sempre, eppure qualcosa mi sfuggiva. Tutto andava seguendo il suo ritmo, eppure io ero come estraneo alle vicende degli altri e alla mia stessa vita. Sinceramente non so come questo sia potuto succedere, però credo che tutti, prima o poi, possano trovarsi nella mia stessa situazione, perché io sono uguale a tanti. Allora ho pensato di scrivere queste poche righe per darvi un suggerimento: cercate un cartello con la scritta:
“non si dispensano tartase”.

 

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